Caro Dottore

Non vorrei raccontarle molto di me se non porle un interrogativo: quando la gelosia per il passato del proprio uomo arriva a soffocare il presente, come si può fare?

Cara Signora,

il mio compito, normalmente assai arduo, in quanto in poche righe risulta assai difficile poter comunicare qualcosa di significativo, è reso dal suo ermetismo ancora più improbo.

Vorrei allora cominciare con il farle osservare che in questa sua modalità “espressiva”, non solo il mio lavoro diviene impossibile ma sono probabilmente racchiuse buona parte delle sue difficoltà.

Tuttavia, come le ho detto, questo suo stile telegrafico costituisce prima di tutto un problema per il sottoscritto, che non disponendo di alcuna informazione non può certo imbastire un’ipotesi cercandola in una sfera di cristallo. La Psicologia non è “magia”, è ricerca per l’altro e con l’altro di una strada, di un percorso, cosa impossibile se questo “altro” non si rende disponibile a vestire i calzari dell’apertura alla scoperta, gesto questo che rende possibile il mettersi in viaggio. Per dirla fuor di metafora: la comprensione non emerge se non ci si apre al vedersi e all’essere visti, questo è il primo passo di un viaggio alla conoscenza di se stessi.

Il suo atteggiamento costituisce inoltre una limitazione anche per lei, esso, infatti, denuncia una chiusura che non può certo giovarle, non solo in relazione al problema che lei mi pone ma rispetto alla qualità della sua vita più in generale.

Ma veniamo alla questione da lei posta: se la gelosia per il passato non é “passata”, molto probabilmente é una gelosia per un passato che é ancora, in qualche modo, “presente”. Inoltre, se la sensazione che si accompagna é il soffocamento, significa che questa toglie l’aria, o ancora che l’aria è irrespirabile. Senza aria non si può vivere, quindi bisogna poter ritornare a respirare. Per questo é necessario che lei possa individuare e prendere le distanze da ciò che le toglie l’aria , o da ciò che la rende non respirabile. Per fare questo é opportuno che lei riesca, forse con meno ermetismo,  a comprendere quali siano gli elementi “inquinanti” della sua aria, in modo da poterli affrontare e depurare.

Ritornando alla questione iniziale, se il suo modo di confrontarsi con se stessa, di interrogarsi su quanto la affligge, come temo, è analogo a quello posto in essere nella sua lettera, difficilmente il percorso potrà condurla ad un vero chiarimento.

Mi permetta di consigliarle di lasciarsi un poco andare, questo dovrebbe aprire la strada ad una nuova “leggerezza”, più adeguata al confronto con la sua gelosia.

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