Caro dottore,

è piuttosto difficile scrivere in poche righe il mio problema, quindi credo che qualunque risposta sia troppo semplificata. Comunque provo lo stesso.
Ho 22 anni e un immenso bisogno di essere al centro dell’attenzione, di sentirmi apprezzata per quello che faccio e di avere qualcuno che mi stia vicino anche nei momenti peggiori. Per fare un esempio…sono arrivata al punto di prendere di nascosto una dose eccessiva di psicofarmaci tempo fa. Nel momento in cui cerco aiuto da parte degli altri mi sento rifiutata e incompresa, portandomi a una chiusura totale in me stessa.
Non è la prima volta che chiedo un consiglio ad un esperto e per questo sono consapevole che non servirà a molto se non farò io uno sforzo per migliorare questa situazione.
Grazie

Cara D,
vediamo se ho capito bene: quello che sembra farla soffrire riguarda la sua sensazione di sentirsi “rifiutata e incompresa” quando cerca aiuto dagli altri. Stando a quello che scrive, sembra che il bisogno dell’attenzione altrui sia proprio centrale nella sua vita, tanto che ad un certo punto prende un bel po’ di psicofarmaci, mi viene da dire, “in modo da averne bisogno davvero”.Del resto si suppone che chi cerca aiuto, abbia davvero bisogno degli altri; ma, per sua stessa ammissione, pare invece che lei richieda la presenza altrui prevalentemente perché ha un “immenso bisogno di essere al centro dell’attenzione.”
Ma, nella sua seppur breve lettera, la questione non appare così semplice e lineare, tanto che emergono anche tendenze opposte a quelle appena sottolineate: chiede aiuto ad un “esperto” (che è anch’esso un modo per richiedere attenzione), ma è già “consapevole che non servirà a molto”. In altre parole, mi sta dicendo che, dell’aiuto che posso tentare di darle, non sa che farsene, che non ne ha bisogno; l’importante è solo che le risponda, che la ponga al centro della mia attenzione.

Tutto questo mi appare come un grosso pasticcio che nasce da quello che a me pare essere un suo modo assai peculiare di porsi nei confronti delle persone. Proviamo ad analizzarlo insieme.
Il desiderio di sentirsi apprezzata e di aver qualcuno vicino (che la ami) è naturale, sano e vitale. Proprio a questo livello sembra però innestarsi un equivoco:questo desiderio, per essere soddisfatto, non richiede che lei abbia bisogno di qualcosa, ma che lei abbia il desiderio di offrire qualcosa, magari se stessa. Non sarà mai amata solo perché ha bisogno di amore, ma perché la si troverà amabile (cioè disposta ad amare e ad essere amata).
Lo sforzo che può fare per “migliorare questa situazione” è farsi aiutare (davvero!) a comprenderne le motivazioni profonde che la spingono a sviluppare modalità relazionali così intricate, dove il bisogno l’altro viene, al tempo stesso, ricercato ed allontanato, smettendo di scrivere agli esperti, tenendoli in tal modo a debita distanza, e decidendosi a parlare con qualcuno di loro.